Matrix è un mondo rovesciato, un Paese delle meraviglie, un gioco di specchi paradossale intriso di filosofia. Chiariamo subito una cosa:
è il punto di vista della narrazione, in Matrix, che crea il paradosso.
I fratelli W. raccontano che il nostro mondo è simulazione, mentre un incubo organico in cui gli esseri umani sono coltivati in serie e ridotti a mere fonti di energia a beneficio delle macchine, quell’incubo è la realtà. In un saggio recente, il filosofo americano Hilary Putnam formula la famosa teoria dei “cervelli in una vasca”: il mondo come lo concepiamo potrebbe essere un’esperienza artificiale fornita da un computer ai nostri cervelli, che, sprovvisti di corpo, fisicamente vivono e si alimentano in una vasca comune.
Fuori da Matrix dunque si troverebbe la verità, ma l’unica esperienza possibile agli umani, l’unica strada per raggiungere la verità dentro le repellenti colture in batteria o sulle logore poltrone della Nabuccodonosor, deve essere percorsa all’interno di Matrix, e dev’essere percorsa in sogno.
Da qui il paradosso: chi racconta questa storia, lo fa da un punto di vista interno od esterno a Matrix? Esiste una descrizione oggettiva di Matrix, che non sia dentro Matrix? Esiste davvero per i suoi personaggi la possibilità di vivere altro che in sogno?
Come Alice, Neo segue il Coniglio Bianco nelle viscere della terra (il manoscritto di Alice nel Paese delle Meraviglie si intitolava Le avventure di Alice Sottoterra) e come Alice, Neo deve buttar giù qualcosa, sciroppo torta o fungo o pillole blu, per poter passare nel mondo di là.
IL MITO DELLA CAVERNA
La realtà appare come il rovescio di Matrix, è un mondo “sottoterra”. Morpheus spiega la situazione a Neo con le esatte parole di Platone nella Repubblica. Il mito filosofico della caverna descrive la relazione tra realtà ed apparenza in questi termini: la vita apparente di cui tanti uomini si appagano, è una condizione di schiavitù dentro una caverna appena illuminata da un fuoco artificiale, pallido riflesso del sole, così come tutti gli oggetti dentro la caverna sono solo il pallido simulacro della realtà che risplende oltre la soglia dell’antro.
Fin qui arriva il racconto di Morpheus, che invita Neo, nel primo episodio della trilogia, a liberarsi dalle catene e ad uscire dalla caverna. Ma Platone nella Repubblica racconta anche un seguito. Lo schiavo che riesce a liberarsi, a prezzo di immani fatiche, dubitando continuamente di se stesso e della propria salute mentale, compie l’impresa sovrumana di spingersi nel mondo reale oltre la caverna e può contemplare direttamente la verità. Conoscere la verità lo obbliga a tornare nella caverna per svelare agli altri schiavi l’illusione che li tiene prigionieri, ma questi non sono in grado di riconoscere la verità offerta loro dall’eletto, la sua descrizione della verità viene scambiata per il vaneggiamento di un folle e l’uomo, elemento di disturbo per quella società, viene ucciso dagli schiavi.
Forse conosceremo la sorte di Neo nel terzo episodio, ma il bianco Architetto di Matrix Reloaded ci ha già messo in sospetto di circolarità.
Intanto, ci limitiamo ad osservare che il gioco di specchi rispetto ai racconti di Carroll qui è ancora rovesciato: in Alice nel Paese delle Meraviglie e in Attraverso lo specchio, Alice parte dal mondo reale per avventurarsi Sottoterra o nel Mondo dello specchio: in Matrix, Neo parte dal mondo sognato, dal mondo programmato, per avventurarsi nella realtà; in un cartoon della serie Animatrix un investigatore sulle tracce di Trinity viene ammonito: sei tu che sei oltre lo specchio.
VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
Ci soccorre un altro modello filosofico, quello di Schopenauer che nel Mondo come volontà e rappresentazione, descrive la situazione speculare a quella dello schiavo di Platone: anche qui noi crediamo di vivere nella realtà e viviamo invece la sua rappresentazione, ma contrariamente a quanto ci descrive Platone, la realtà non è il limpido mondo fuori della caverna. La realtà di Schopenauer somiglia alla coltura umana in cui Neo si risveglia dopo aver preso la pillola blu nel primo Matrix o alla famigerata “vasca” di Putnam: è un oscuro intrico di organismi spinti dalla pura volontà di vivere, una massa informe di egoismi che non si fondono mai. E forse hanno ragione Cipher e il marito di Persephone: chi vorrebbe vivere un orrore del genere? Meglio la rassicurante finzione di Matrix!
Pulizia, limpidezza matematica e luminosità nel mondo di Schopenauer sono solo illusioni, mentre in Platone la matematica è la strada per
la verità.
Un altro paradosso: parrebbe che in Matrix invece la matematica continui ad essere la strada per la verità: solo trasformando se stessi in algoritmi, solo diventando essi stessi illusioni, i ribelli possono sconfiggere l’illusione di Matrix. E’ la domanda fatale che il bruco pone ad Alice: “Chi sei Tu?”, ed Alice è una strana bambina che spesso pretende di essere due persone. Gli umani che vivono nella realtà hanno il loro doppio in Matrix, mentre i programmi si replicano all’infinito: “Conosci te stesso”, ammoniva l’oracolo di Delfo e ammonisce l’oracolo, che sa di essere un programma, di Matrix.
Il paradosso della narrazione si riaffaccia: “da dove” è possibile influire sul sistema? In Matrix Reloaded, Neo incontra l’Architetto “dentro” Matrix. E quando l’architetto dice “ho progettato Matrix”, non sappiamo veramente se quell’io sia l’uomo o la sua proiezione alfanumerica.
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