Vampiri

Le origini

L’origine del mito del vampiro ha radici antichissime.

Un morto che torna nel mondo dei vivi, è questa l’essenza della leggenda.

La parola “vampiro” sembra sia nata nell’Europa balcanica; in particolare dovrebbe essere la fusione del vocabolo lituano “wempti” (bere) con quello turco “uber” (essere demoniaco), da cui “demone che beve”. Leggi

Le Pietre di Ica

I misteri ci affascinano così come i sogni ci aiutano.
Indipendentemente da religione, lingua, cultura, da sempre l’uomo si interroga sulle sue origini, sulla sua identità, sulla sua fine.
A volte, durante il nostro peregrinare sulla Terra, siamo testimoni di eventi che, d’improvviso, possono mettere in discussione centinaia d’anni di scienza o, peggio, l’intera somma delle conoscenze umane.
Credere, non credere, spesso la ragione da sola non ci dà le risposte che vorremmo. Forse non le sappiamo cercare, forse non siamo in grado di capire, ma l’anima dell’evoluzione è il dubbio, la voglia di “andare oltre”, di sapere.
Oggi coltiveremo questo dubbio.

Questa è la storia di un medico peruviano, il Dottor Javier Cabrera Darquea e delle pietre di Ica.
Il Dottor Cabrera viveva e lavorava in un paese di nome Ica, ai piedi delle Ande.
Non distante si estende l’altopiano di Nasca, noto nel mondo per i suoi misteriosi disegni nella sabbia, più in là si trova Paracas, un’altra zona ben nota a archeologi e huaqueros (i nostrani “tombaroli”) per le vaste necropoli scoperte.
Intorno, il deserto di Ocucaje e lungo esso, il rio Ica.
La storia narra che nel 1960 il rio Ica straripò, inondando la pampa sabbiosa e riportando alla luce una quantità rilevante di manufatti: le cosiddette “pietre di Ica”.
Gli abitanti del piccolo paese di Ocucaje, però, capirono subito che non potevano essere “oggetti” legati alla cultura Nasca o Paracas, così si limitarono a venderli a pochi soles (la moneta locale) al mercato, considerandoli privi di qualsiasi valore e di interesse.

La zona ha sempre richiamato gran frotte di visitatori, turisti, curiosi, che sono soliti tornare in patria portandosi dietro manufatti veri o finti, comprati nei mercatini peruviani. I poveri contadini del posto fanno di questa attività il loro principale reddito.

Le pietre di Ica, così, continuarono a essere scambiate e vendute per molti anni, finché qualcuno non iniziò ad interessarsene: il Dottor Javier Cabrera.
Erano i primi di maggio del 1966, quando Cabrera ricevette in regalo, da un suo amico, una di queste pietre per usarla a mo’ di fermacarte.
Sulla pietra, nera e pesante, era inciso un pesce sconosciuto al dottore, il quale, ormai incuriosito, volle sapere da dove provenisse quell’oggetto.
“Da Ocucaje”.si sentì rispondere.
Cabrera rimirò di nuovo la pietra e capì che doveva “sapere”. Quel giorno la sua vita cambiò.

Con il suo amico si diresse nel villaggio di Ocucaje, poi nella hacienda del fratello di questo che, a suo dire, possedeva una discreta collezione di queste pietre.
Il dottore rimase sconvolto a quella vista, sulle pietre erano incisi animali sconosciuti, uomini dalle fattezze misteriose, piante ufficialmente mai esistite sul nostro pianeta.
Cabrera rimirava le pietre una ad una e, intanto, una specie di inquietudine gli saliva dal petto. Che cosa rappresentavano quelle figure?Chi le aveva incise? Che datazione potevano avere?
Quale sorprendente verità stava per scoprire?

Da uomo di scienza, come primo atto, cercò il conforto di esperti.
Il Museo Regionale di Ica, ad esempio, possedeva alcune di quelle pietre, sebbene non le avesse mai esposte.
“Perché?” Chiese il dottore.
“Semplice si sentì rispondere sono dei falsi.”

I poveri huaqueros dovevano pur sopravvivere, e per farlo non restava loro che truffare gli sprovveduti turisti.
A Cabrera però questa risposta non sembrò convincente, né verosimile.
Come potevano delle persone ignoranti di ogni scienza trovare l’ispirazione per incidere migliaia di pietre?

Come potevano produrne tante in così breve tempo?

Doveva sapere, doveva continuare la sua ricerca. Questa divenne la sua ragione di vita.
Così il dottore diede fondo ai suoi averi e acquistò tutte le pietre che poté.
In poco tempo arrivò a possederne dodicimila.
Comprava, studiava e combatteva la sua guerra contro le autorità, sorde a ogni richiesta di indagine scientifica, tanto che alla fine Cabrera decise di finanziare le analisi necessarie a comprendere l’entità di quelle pietre.

Il risultato non si fece attendere: si trattava di andesiti carbonizzate di natura vulcanica risalenti al Mesozoico. L’età della patina di ossidazione presente in modo uniforme sulla superficie delle pietre, invece, sarebbe stata di almeno dodicimila anni.
Una scoperta sconvolgente che, come sempre accade, divise gli uomini in scettici e credenti.
La scienza ufficiale, tuttavia, nemmeno di fronte a queste rivelazioni si scompose.
Il Dottor Cabrera era dunque solo un pazzo ossessionato dall’idea che una civiltà sconosciuta, vissuta in tempi improbabili, avesse voluto lasciarci in eredità un patrimonio trascritto su pietre?

Certo la teoria, seppur affascinante, è ragionevolmente difficile da accettare, ma “fare finta di niente” non è mai stato produttivo.
Seguiamo, quindi, Cabrera nei suoi studi.
Il dottore, dopo anni di lavoro certosino arrivò a concepire l’ipotesi che le pietre non dovessero essere visionate separatamente, ma raggruppate per tematiche.
Catalogò la sua collezione, dividendo le pietre in macro – gruppi aventi, ognuno, un suo specifico filo conduttore.
Fu così che riuscì a ricostruire il ciclo evolutivo di centinaia di animali assai simili a quelli presenti sui manuali di paleozoologia, animali estinti da milioni di anni.
Quello che, però, lo colpì di più, fu vedere incisioni di uomini e dinosauri in scene di vita quotidiana.
Se così fosse, dovremmo buttare tutti i nostri libri di storia. Dovremmo riformulare tutte le nostre teorie evolutive e mettere in discussione una quantità notevole di certezze.
Saremmo pronti a tutto questo?

Cabrera era evidentemente pronto, perché non ebbe alcun dubbio nel formulare le più disparate ipotesi.
Chiamò questi uomini: Antenati Superiori e così li descrisse:

“Per quanto riguarda le figure umane rappresentate nelle incisioni, anche se è probabile che non vi sia una estrema fedeltà ai modelli, dato che si tratta di disegni simbolici, penso tuttavia che per certi aspetti non fossero diversi da come appaiono. E’ evidente la sproporzione fra la testa, il corpo e gli arti. La testa è voluminosa, e ancor più il ventre; gli arti superiori sono lunghi, le mani hanno dita sottili e il pollice non è in posizione opposta. Gli arti inferiori sono robusti e corti. Dato che la finalità dell’umanità glittolitica era l’aumento delle qualità intellettive per incrementare e conservare le conoscenze acquisite, la conformazione fisica degli individui dovette adattarsi al costante esercizio delle funzioni conoscitive. Pertanto il cervello doveva avere dimensioni notevoli; le braccia potevano non essere robuste e le mani, non dovendo assolvere funzioni meccaniche, non avevano bisogno di un pollice in posizione opposta. Le gambe corte e forti e il ventre pesante, spostato in basso, bilanciavano il peso della testa, sproporzionatamente grossa”.
Questi Antenati Superiori, sempre esaminando le incisioni, dovevano essere dotati, secondo Cabrera, di conoscenze a noi ancora ignote.
Sapevano, ad esempio, far interagire il proprio corpo con la natura circostante, traendo da questa l’energia necessaria a svolgere ogni mansione.

Il dottore, proprio per la sua professione, si concentrò sullo studio delle pietre le cui incisioni mostravano pratiche mediche.
Esaminò centinaia di pietre con raffigurazioni di interventi chirurgici, trapianti di cuore e di cervello, parti naturali o per taglio cesareo, pratiche anestetiche di diversi tipi, fra cui per agopuntura e, infine, notò in diversi interventi di trapianto la presenza di una donna incinta. Questa, trasfondendo il proprio sangue all’organo del donatore e al ricevente, aveva una funzione antirigetto. Cabrera, infatti, stimò che nel sangue di una partoriente dovesse esserci un “principio attivo” capace di “sopportare” la presenza di un elemento estraneo al proprio corpo, nel caso specifico il feto.

Furono, però, i trapianti di cervello ad attirare maggiormente l’attenzione del dottore, perché oltre a mostrare l’asportazione e il trapianto di interi emisferi, facevano intendere il passaggio di informazioni tra il corpo del donatore e quello del ricevente.
In pratica un “travaso” di conoscenze.
Nacque così in Cabrera la convinzione che questi Antenati Superiori avessero donato parte del loro sapere ad esseri più o meno animaleschi: i nostri lontani progenitori.
Cosa abbia impedito a questa lontana progenie di tramandarsi nei secoli oltre che a lasciarci la testimonianza del loro passaggio incisa sulle pietre, non è dato saperlo. Il dottore pensò al biblico diluvio universale.

Un ciclo che si esaurisce, un altro mystero che si sovrappone.
L’immaginario collettivo, evidentemente, pesa sulla nostra cultura più di quanto siamo soliti ammettere.
E qui gli scettici hanno potuto sorridere di Cabrera, perché in primis si chiesero come mai degli esseri tanto superiori avessero voluto lasciare traccia incidendo delle pietre. Perché utilizzassero strumenti tanto rozzi e perché non abbiano svelato nulla di trascendentale.
A complicare la situazione, intervennero alcuni huaqueros, i quali giurarono di essere gli artefici delle pietre.
Rimane, tuttavia, il dubbio che incidere tanti manufatti non è cosa banale, oltretutto per il bagaglio di conoscenze che sarebbe necessario possedere.
Inoltre, come è noto, trafugare reperti archeologici è un grave reato, mentre truffare qualche ingenuo vacanziere lo è assai meno.
La confessione di questi poveri contadini peruviani, perciò, può essere giustificata con la necessità di seguitare la vendita delle pietre senza ostacoli burocratici.
Cabrera, ormai avvezzo alle critiche, continuò imperterrito per tutta la vita a cercare la sua verità.
Allestì un museo di pietre e annotò su quaderni le sue osservazioni.
Pubblicò testi e ricercò, fino alla fine, il conforto della scienza ufficiale, la quale, forse, liquidò la pratica un po’ superficialmente, perché se è innegabile che la collezione di Cabrera sia inquinata, è anche plausibile che diverse pietre dalle origini incerte ci siano.
Rimane il mystero dell’esatta ubicazione delle pietre, perché il dottore non volle mai rivelare il giacimento dal quale attingeva.
Sostenne fino alla fine che lo avrebbe reso noto solo dopo aver avuto assicurazioni da parte del governo locale, così che il luogo non venisse depredato.

Delle pietre di Ica si parla ancora molto, ma i ritrovamenti sono finiti con la dipartita del dottor Cabrera.

Mi chiedo e questo sì è un mystero, da dove provengano le decine di migliaia di reperti in possesso del Cabrera. Quanta gente si è arricchita o ci ha marciato sopra?

In circa un centinaio di anni di scavi, a partire da Max Uhle, in cui sono state portate alla luce circa 200.000 tombe nella zona incriminata, non è mai stata trovata una sola pietra assimilabile o paragonabile a quelle del Cabrera per contenuto e rappresentazione.
Se la memoria non mi inganna, mi sembra che in tutte le tombe menzionate si siano recuperate cinque, forse sei pietre in tutto, senza scalfitture significative e non più grandi di un palmo e intese come offerta dall’oscuro significato da affiancare nel gran Viaggio.
La cava di pietre da cui provenivano questi segnali del passato non è mai stata trovata.
(…)

In ogni caso dopo il terremoto di Nasca del dicembre 1997 mi sembra non vi sia più stata questo tipo di attività, visto che la zona è stata rasa al suolo. Non mancherei però di far notare che dopo la dipartita del dott. Cabrera di pietre più nemmeno l’ombra, così mi hanno assicurato proprio oggi amici di Palpa, Nasca e Ica”.

Il dibattito sulle pietre di Ica è però tuttora aperto.
Il mystero continua…

Durante le mie ricerche ho conosciuto molte persone in rete interessate alle pietre di Ica. Il pezzo virgolettato è apparso su un newsgroup a firma di Gianni. Privatamente Gianni mi ha autorizzato a pubblicarlo.
Lo ringrazio molto.
Segnalo un suo link che consiglio a tutti gli amanti del Perù e dei suoi misteri.

  Marzia Luciano

Stargate Atlantis

Di Stargate Atlantis si parla da diverso tempo, ma soltanto il 19 novembre 2003 la MGM ha rilasciato un comunicato stampa ufficiale.

Inizialmente la serie doveva aprirsi con la scoperta delle rovine di un’antica città, che risulteranno poi essere quelle di Atlantide, e che gli Antichi (i costruttori dello Stargate) erano i suoi abitanti…
Poi i comunicati ufficiali hanno parlato di un team internazionale di scienziati e di personale militare in rappresentanza della Terra che si è imbattuto nella recente scoperta di una città degli Antichi abbandonata su un lontano pianeta nella Galassia di Pegasus…
Come le due cose si conciliano non ci è dato ancora saperlo.

Fatto sta che un nuovo team si troverà a esplorare un nuovo network di Stargate in un’altra galassia, dove gli umani sono soggiogati e tenuti in schiavitù da una nuova e temibile razza: i Wraith (letteralmente Gli Spettri).
Le riprese di questa nuova serie sono iniziate a febbraio 2004 a Vancouver; il debutto televisivo è previsto per l’estate prossima.

Per ora dei nuovi membri del team sappiamo:

Maggiore John Sheppard: un abile pilota militare, assegnato alla McMurdoch Air Force Base, l’unico posto dove ancora lo lasciano volare. Sheppard una volta ha disubbidito a un ordine diretto e scappò con il suo elicottero per salvare due Ranger intrappolati dietro le linee nemiche.
Anche se a prima vista può sembrare il classico “bravo ragazzo” è in realtà un genio matematico. Ha un contorto senso dell’umorismo e gli piace far credere di non essere tanto “sveglio” quanto poi lo è in realtà. Un perfetto gentleman nella maggioranza delle occasioni, quando si trova in battaglia può diventare un animale con un unico scopo in mente: l’eliminazione dell’avversario.
Diffida dell’autorità e lascia che sia sempre il suo comune senso di moralità a guidare le sue azioni.
Per il personaggio è stata prevista un’età compresa tra i trentacinque e i quaranta anni.

Dr. Elizabeth Weir: “Attraente brillante, e parla correttamente cinque lingue.” Trentacinquenne, non ha mai fatto mistero delle sue idee sugli sperperi nelle spese militari sostenute dal governo. Ma alla fine ha deciso che la via migliore per combattere l’istituzione è quella di divenire parte di essa e fare quanto possibile per cambiarla da dentro; è diventata la voce della ragione per chiunque voglia ascoltare.
Ha lavorato dietro le quinte per il governo U.S.A. come negoziatrice ai più alti livelli internazionali per anni, prima che il nuovo Presidente degli Stati Uniti le offrisse il comando del programma Stargate
Adesso le è stata data l’opportunità di guidare un team internazionale, attraverso lo Stargate, in una nuova galassia; è una missione destinata a salvare tutta l’umanità e non è certo il tipo da lasciarsi intimorire da una sfida come questa.

Teyla (inizialmente il personaggio si doveva chiamare Mikala): Bella e sentimentale, è nativa di un mondo alieno post – apocalittico.
Presente già nell’episodio iniziale, Mikala ha perso la sua famiglia a causa dei Wraith. Nonostante la sua giovane età, è diventata un leader per il suo popolo.
“interessata” a (eufemismo per dire “innamorata di”) Sheppard, decide di unirsi al team per combattere il comune nemico. Il loro crescente “interesse reciproco” diverrà una vivace tensione sessuale a mano a mano che la serie andrà avanti. Proverà (anche a se stessa) di essere “pronta a menar le mani” (ora capisco perché le piaccia Sheppard), di riuscire a sopravvivere nelle più disparate circostanze e sarà una preziosa fonte d’informazioni di conoscenze dei popoli e dei mondi che visiteranno (uhmm, dove l’ho già sentita questa?).

I produttori stanno cercando un’attrice di qualsiasi etnia con un’età compresa tra i venti e i venticinque anni.

Tenente Aiden Ford: descritto come “ragazzotto di bell’aspetto, con un eccessivamente esuberante senso dell’umorismo,” è un ufficiale di 25 anni che si è offerto volontario per la missione Atlantis. Un uomo buono in una situazione difficile, accompagna il Maggiore Sheppard in una pericolosa missione di salvataggio sul pianeta Wraith (Fantasma\Spettro), dove sono in agguato inesplicabili orrori. Riesce a mentenersi calmo e a tenere il dito sul grilletto quando i Fantasmi li accerchiano.

Dr. Benjamin Ingram: a 40 anni, Ingram è un brillante scienziato afro-canadese che ha compiuto un incredibile lavoro riuscendo ad interfacciare la moderna tecnologia con quella degli Antichi, ed è in molta parte responsabile delle nuove scoperte che hanno reso possibile la missione Atlantis. In ogni modo, il suo unico dispiacere è quello di non possedere il raro gene che rende possibile interfacciarsi fisicamente con la tecnologia degli Antichi. Anche lui accompagnerà il Dr. Weir e il Maggiore Sheppard nel loro pericoloso viaggio in un’altra galassia, dove giace Atlantide.

Colonello Marshall Sumner: Un incallito ufficiale con la testa rasata e il grilletto facile, Sumner ha 50 anni è una persona pratica e autocratica, un uomo che è a suo agio quando i suoi ordini vengono eseguiti senza domande. E’ il leader militare della missione Atlantis, ma è il secondo del Dr. Weir. Può capitare che dimentichi chi ha il comando, ma rimane sempre un ottimo comandante incaricato di una missione pericolosa. In seguito si rifiuterà di fornire alla Regina dei Fantasmi (Wraiths) delle informazioni vitali, prima d’incontrare una prematura morte. I produttori stanno ancora cercando un nome per questo ruolo.

E’ interessante notare come la descrizione del Colonnello Sumner si accordi perfettamente con il ruolo al quale Adam Baldwin (“Firefly”) ha dichiarato pubblicamente di aver dato la caccia, questo potrebbe indicare che egli non farà parte del cast. Concordando con un’intervista di Sci Fi Wire, il 41enne Baldwin ha detto che il personaggio non ben specificato che egli avrebbe voluto interpretare era un “militare. Mi sarebbe piaciuto essere uno dei ragazzi che hanno un ruolo secondario.”

La serie debutterà nell’estate del 2004, con un Film TV da due ore, per poi essere programmata insieme all’ottava stagione di “Stargate SG-1.” Nel Pilot farà la sua comparsa come guest star Richard Dean Anderson.

Credits:
Produttori Esecutivi: Brad Wright, Robert Cooper e John Smith
Regista: ND
Sceneggiatori: Brad Wright e Robert Cooper
Direttori del Cast: Paul Weber e Zora DeHorter
Data inizio riprese: 27 febbraio 2004
Set: Vancouver
Società produttrice: MGM
Network: Sci-Fi Channel

I Cavalieri dello Zodiaco

Nel 1990 fa la comparsa in Italia una serie animata giapponese che sarà poi una delle “cause” principali del ritorno in grande stile dell’animazione nipponica nel nostro paese: I Cavalieri dello Zodiaco.

LA PRIMA SERIE

Il tutto inizia in un futuro molto prossimo, a Nuova Luxor, in Giappone. Qui si sta svolgendo la Guerra Galattica, un torneo fra i guerrieri più potenti della terra, (i Cavalieri dello Zodiaco, appunto). Premio in palio è la sacra armatura d’oro. La Guerra Galattica organizzata dalla Fondazione Thule, retta da Lady Isabel.

La caratteristica di questi guerrieri è che indossano armatura ognuna rappresentante una costellazione. Nelle prime puntate tutto è incettato su questo torneo e a parte l’armatura fantasy/medievale nulla lascia presagire i toni epici che poi si raggiungeranno.

Il tutto si svolge infatti in un moderno palazzo dello sport su un ring che potrebbe benissimo essere lo stesso dove si svolgono gli incontri di Catch o Wrestling. Ma nel duello tra Pegasus (cavaliere dell’omonima costellazione) e Sirio della costellazione del Dragone balza subito all’occhio la differenza con la maggior parte dei “cartoni animati giapponesi” a cui eravamo abituati di solito.

Nell’adattamento italiano i dialoghi divengono altisonanti, aulici. Questi ragazzi sono Cavalieri e tale è il loro lignaggio.
“L’onor vuole che si combatta ad armi pari!” fa Pegasus mentre si libera dell’armatura, dato che quella di Sirio è ormai inservibile!

La serie prosegue poi tra il furto della sacra armatura (ad opera di Phoenix, uno dei Cavalieri) e l’intervento di vari sgherri inviati dal sommo Arles, il Gran Sacerdote del Grande Tempio di Atene per recuperare la sacra armatura per riportarla in terra di Grecia.
Pegasus, Cristal, Sirio, Andromeda e suo fratello Phoenix (nel frattempo morto e rinato dalle sue ceneri come l’araba fenice di cui indossa l’aramatura) scopriranno che Lady Isabel altri non è che la reincarnazione della Dea Athena e che Arles (l’attuale Gran Sacerdote) è un impostore che aveva cercato di ucciderla appena nata.A questo punto della serie veniamo anche a conoscenza di un’altra caratteristica fondamentale dell’universo creato da Masami Kurumuda. Fanno al loro comparsa i Cavalieri d’argento (mentre Pegasus, Cristal e gli altri indossano armature solo di bronzo). Ci sono dunque delle caste, che identificano il potere dei cavalieri.
Superato l’ostacolo rappresentato dai cavalieri d’argento (non senza sacrifici, Sirio del Dragone rimane infatti cieco) Il Gran Sacerdote Arles richiama allora i dodici cavalieri d’oro, i più potenti in assoluto.
Quindi le armatura d’oro sono 12: ognuna per ogni simbolo zodiacale, e quella in palio era quella del Sagittario.
Lo scontro decisivo si avvicina, Pegasus, Cristal ed Andromeda e Sirio (gli eroi della serie) insieme ad Athena si recano al Grande Tempio. Adesso si entra nel vivo della serie, anzi sembra quasi ne inizi una seconda tanto è differente dalle puntate precedenti. Athena viene colpita al cuore da una freccia d’oro scagliata da Betlegeuse e solo il Gran Sacerdote può estrarla.

Per raggiungerlo i nostri eroi dovranno superare le dodici case dei cavalieri d’oro entro dodici ore, dopo di che la Atena morirà.
Per fortuna non tutti i Cavalieri d’oro corrono al Grande Tempio: Libra, maestro di Sirio, riamane ai 5 picchi (e nella terza serie scopriremo il perché), mentre Mur dell’Ariete e Ioria del Leone si schierano in aiuto di Pegasus e amici.
I quattro ragazzi iniziano a salire i gradini del Grande Tempio. Mur ripara le loro armature e li informa che per riuscire a sconfiggere i Cavalieri d’Oro essi dovranno raggiungere la padronanza del settimo senso.
Il settimo senso (concetto che un sapore molto “filosofico”) rappresenta la capacità di arrivare a guardare dentro se stessi fin dentro l’anima e a trascendere a uno stadio superiore. I cavalieri sono tali perché sono stati addestrati a “bruciare il proprio cosmo” fino ai limiti estremi. E’ difficile da spiegare cosa sia il cosmo. Se visivamente è un alone mistico di energia che appare alle spalle del cavaliere, metafisicamente potrebbe essere la forza di volontà indomita che permette a un cavaliere d’alzarsi e cercare di portare a compimento il proprio compito anche quando ormai privo dei cinque sensi è ridotto a uno stato larvale.

L’opera di caratterizzazione raggiunge in questa fase il suo apice. Ogni Cavaliere d’Oro è fortemente caratterizzato, le battaglie sono molto spettacolari.
Non tutti credono ciecamente al Gran Sacerdote (che li ha richiamati per difendere il grande tempio dagli invasori…), non tutti sono devoti ad Athena, altri come ad esempio Acquarius, hanno come unico scopo quello di confrontarsi con il loro allievo (Cristal il Cigno in questo caso).
La serie ha assunto ormai caratteri mitologici, il tempo passato all’interno della 12 case potrebbe essere trascorso tanto nel ventesimo secolo quanto ai tempi dell’antica Grecia o prima!

La prima messa in onda (ad opera di Odeon TV) termina alla casa dei Gemelli (lasciandoci con il fiato sospeso).
Bisognerà aspettare un altro anno quando Italia 7 rimanderà le puntate partendo dalla Casa dell’Ariete e concludendo la corsa al grande tempio, quando finalmente scopriremo la vera identità del Gran Sacerdote Arles (è in realtà uno dei 12 Cavalieri d’Oro)… il quale poi si ucciderà davanti ad Athena chiedendole perdono…

La guerra è finita, Athena è salva, i traditori sono stati smascherati, cinque ragazzi hanno dimostrato di essere degli eroi.

Le armature sono a pezzi, per gli eroi è tempo di riposare…

Visto il successo ottenuto dalla prima serie ne viene messa in cantiere una seconda.
Nel frattempo erano stati prodotti due cortometraggi che però verranno totalmente ignorati a livello di coninuity. Ne verranno anzi riciclate ambientazioni e (grosso modo) i cavalieri nemici.

Enterprise fa rotta verso la Serie Classica

Manny Coto, autore e executive producer di Enterprise, ha rilasciato dichiarazioni rispetto alle sue aspettative ed intenzione rispetto alla serie.

Man mano che si apprendono elementi circa la direzione che sta prendendo la quarta stagione di Enterprise, sembra sempre più grande il collegamento con la mitologia della vecchia scuola di Star Trel. E se Coto riuscirà ad averla vinta, questo vorrà dire un ritorno dei fan di Star Trek.

“Se io, come fan, sentissi che stanno facendo una Riforma Vulcaniana, che si torna a parlare del trattato di Orione che probabilmente ci sarà Shatner, ed i personaggi delle Guerre Eugenetiche… bhe, mi sintonizzerei. Volevo poter scrivere storie su superuomini eugenetici e su Vulcano, e questo ci ha permesso di scrivere lunghe storie epiche che si svolgono nell’arco di tre episodi. Nel crearle, non stiamo pensando a quale sarà la valutazione della critica; o le persone si sintonizzeranno, oppure no. E se non lo faranno, noi non ci saremo l’anno prossimo. Ma abbiamo fatto una grande stagione per quest’anno, facendo quello che ci piacerebbe fare, e quello che piacerebbe agli appassionati di Star Trek. Buttiamo in mezzo le idee man mano che ci vengono.”

Rick Berman, executive producer, ha dato a Coto ed al suo staff carta bianca per inventare storie che hanno a che fare con elementi emersi nelle altre serie di Star Trek. “Ci è stato detto che possiamo fare quello che vogliamo con le vecchie serie, e adesso stiamo lavorando su una bellissima storia che include gli Andoriani, il Col. Green, una razza di Andoriani mai vista prima ed i Tellariti.” Coto ha detto anche che le diverse trame ed i diversi personaggi faranno in modo che l’evolversi della serie si porti sulle origini della Serie Classica di Star Trek. “Tutti questi incontri tra varie razze porteranno a quella che conosciamo come Federazione”.

Coto, che si è unito al team della produzione durante la scorsa stagione, ha detto che non vede l’ora di liberare le sue idee e che non si tratterrà delle storie da usare per le prossime stagioni.

“Io sono un fan e per questa stagione mi sento come un bambino in pasticceria con tutto quel che voglio… posso fare gli episodi con tutto quel che vorrei vedere.”

Si è già parlato dei piani di Coto per mostrare il nonno del creatore di Data, altri della generazione dei super uomini modificati geneticamente di Khan (chiamati “Augments” in Enterprise), e lo spettro di una guerra civile su Vulcano che colmerà il divario tra i Vulcaniani dell’era di Enterprise e quelli visti nella serie Classica, al tempo di Spock.

Ora si parla di altre due idee per storie intriganti per la quarta stagione di Enterprise.

Si dice che come decimo episodio della stagione si stia girando un episodio chiamato “Daedalus” , in cui gli spettatori incontreranno il creatore di uno dei gadget scientifici di Star Trek più famosi, il teletrasporto. Lo show introdurrà il personaggio di Emory, uno scienziato brillante ma tormentato che ha inventato il teletrasporto per umani. Emony arriva sull’Enterprise con il grande sogno di creare una nuova versione del teletrasporto che porti gli esploratori da pianeta a pianeta, eliminando il bisogno delle navi.

“Abbiamo visto Zefram Cochrane, il creatore della velocità di curvatura, ma non abbiamo mai visto l’inventore del teletrasporto, che penso sia un’invenzione importante al pari di quella delle curvatura, se ben ci si pensa. Quindi voglio fare una storia su un personaggio che ricorda Daystrom, il personaggio maniacale della Serie Classica”.

Ci sono anche dei piani per avere William Shatner come guest star nella serie. Shatner è impegnato in trattative finanziarie delicate e al momento non è stato firmato alcun contratto. Finora non si sapeva in quale ruolo Shatner se lo farà reciterà, ma Rick Berman ha detto alla stampa che Shatner potrebbe interpretare una versione alternativa del Capitano Kirk, proveniente da un universo alternativo, che in qualche modo interagisca con Archer ed il suo universo.

O forse ma questa è solo un’ipotesi di siti specializzati – l’universo di Enterprise è una realtà alternativa all’universo delle altre serie di Star Trek?

Fonti: Sci Fi WireCinescape

La leggenda dei Drenai

– Il conte e la leggenda staranno insieme sul muro, e gli uomini sogneranno e gli uomini moriranno, ma cadrà la fortezza? –

Nell’anticamera della sala del trono, un anziano ambasciatore attende udienza.

Reca con se trattati commerciali da proporre al sovrano di un popolo confinante.
Non ci sono stati conflitti con il popolo Nadir da parecchi decenni, quindi dovrebbe essere rilassato e tranquillo ma non lo è.
Sono molte le voci che girano su un possibile attacco Nadir ai danni dei Drenai.
Qualche minuto d’attesa e Bartellus, questo il nome dell’anziano uomo, viene fatto entrare nella grande sala.
Dopo aver esposto i vantaggiosi trattati commerciali la risposta del re Ulrik non si fa attendere: con l’aiuto del suo sciamano Nosta Khan compie un macabro rito, squarciando con i denti la gola di un gallo nero e versandone il sangue in una bacinella.
I presagi, annuncia, guardando attentamente dapprima le macchie carminie, e poi il suo sciamano, non sono buoni….
Così inizia La leggenda dei Drenai secondo libro di David Gemmel dopo Le Spade dei Drenai ambientato negli stessi luoghi del primo libro ma cronologicamente posteriore.

Due popoli contrapposti:

da una parte i Drenai, popolo fiero e convinto della propria forza, creatore di un solido impero le cui fondamenta però non sono più stabili.

La pace è portatrice di benessere, ma gli uomini che troppo a lungo la respirano tendono a rammollirsi e a dimenticare la lotta e i valori che l’hanno portata.
Così l’esercito, dapprima forte di centinaia di migliaia di elementi, pian piano si è disgregato riducendosi a poche migliaia di uomini che ricordano solo vagamente che cosa voglia dire la guerra.

E dall’altra parte i Nadir, popolo di nomadi conquistatori che si ingrandisce e vive combattendo.

Come nelle usanze e strategie degli antichi romani Ulrik, il loro Re comandante, ha unificato in un popolo tribù perennemente in guerra tra loro, sconfiggendole a una a una e lasciando loro la scelta tra essere sterminate o unirsi a lui, mantenendone intatti gli usi e costumi.

Le due etnie convergono a Dros Delnoch, colossale fortezza di confine Drenai mai sconfitta in precedenza ed edificata dal leggendario Conte di Bronzo, a cui spetta il duro compito di arginare l’inarrestabile orda di centinaia di migliaia di barbari.

Sullo sfondo dell’imminente conflitto si muovono i protagonisti Drenai che renderanno meno certa la vittoria Nadir:

Ecco alcuni di loro:
Regnak , antieroe che vorrebbe solamente scappare dall’imminente invasione; sulla strada della fuga, troverà suo malgrado, l’amore e un nuovo scopo di vita.
Orrin, comandante della difesa schiacciato dalle responsabilità del comando.
Arciere, arguto ed ironico capo di una banda di fuorilegge.
Druss dell’ascia, autentica leggenda per i Drenai e per i Nadir che, ormai anziano ma non certo debole, decide di intraprendere una battaglia in cui sa non esserci possibilità di vittoria.

I Trenta, monaci guerrieri dotati di poteri soprannaturali che andranno a sacrificare la propria vita nella causa Drenai sperando di trovare una morte perfetta dopo una vita perfetta.
E tutti gli uomini comuni, per lo più contadini e artigiani che, allenati e scherniti continuamente dai loro superiori riusciranno a trovare dentro i loro cuori il coraggio e l’abilità necessaria per fare ciò che ritengono giusto
Quello che rende grande e godibile il libro è la sua fondamentale accettazione che nessun uomo è perfetto e infallibile: non ci troveremo mai a leggere di incredibili guerrieri che mai sbagliano, incarnazioni del bene assoluto nella loro furia o compassione.
Come nella vita reale, le persone vengono descritte con i loro dubbi e paure, consapevoli solamente di avere il libero arbitrio di scegliere che cosa fare della loro vita, sperando che le conseguenze delle proprie azioni siano positive.

Ogni difesa appare disperata.

Nella mente di ogni cittadino Drenai la domanda che si ripete implacabilmente è la stessa:
Che senso ha resistere, quando la morte è certa, la vittoria impossibile?

Perché non fuggire?
Gemmel ci regala una storia narrata superbamente, piena di battaglie, passioni, e tradimenti; ma soprattutto ci regala delle riflessioni.

Man mano che la storia va avanti e le battaglie si susseguono ci si accorge che il centro del libro non sono più i fatti narrati, ma le emozioni dei protagonisti.

I dubbi di Rek, il coraggio consapevole e giusto di Druss, il senso di responsabilità di Orrin, la paura di Serbitar, di non saper accettare la morte sua, e dei suoi compagni, che lentamente si avvicina.

Ogni personaggio del libro ha una sua storia da raccontare, una storia che l’ha fatto diventare quello che è, piena di errori e paure commessi nel passato che devono venir accettati per maturare, anche se mai giustificati.

Dopo aver letto la storia, sono molte le domande che nascono in noi…

Le nostre azioni sono importanti anche se non avranno il fine previsto?
Dobbiamo combattere contro ciò che ci affligge anche se non c’è speranza di vittoria?
Esiste veramente il male? O questo è solo un concetto relativo?

Il Conflitto si farà sempre più aspro e avido di vite umane e i difensori assisteranno alla morte dei propri parenti e amici per mano dei Nadir, ma alla fine il rancore scomparirà.
Gli attaccanti appariranno loro come uomini che come loro combattono per qualcosa in cui credono, combattono per elevare il proprio popolo e non per schiacciarne un altro.

Capiranno, forse, che la guerra è sempre giusta dal lato in cui la si combatte, e che non esistono popoli “malvagi”.

E come si fa a chiamare malvagio un popolo che sta cercando di conquistare le terre che i Drenai considerano proprie ma che secoli prima erano state a loro volta conquistate con la forza e con il sangue?

La morte sarà costantemente vicina, ma forse non verrà più vista con orrore, bensì con tranquillità, e la vita apparirà mille volte più dolce sapendo che può esserci tolta in qualunque istante.

I difensori impareranno a resistere giorno dopo giorno, e troveranno in loro fonti sconosciute di coraggio e forza, diventeranno più abili e sentiranno verso il proprio vicino un sentimento di fratellanza mai provato prima.

Ma basterà questo per salvare una fortezza e un Impero ormai sull’orlo della crisi?

Il Ciclo Dei Dreani

Quella dei Drenai è probabilmente la più famosa saga di David Gemmell.
Gemmell è uno storico ed uno studioso di tattica militare e a ciò è dovuto il realismo delle sue opere.
Abile nel descrivere in modo coinvolgente emozioni e situazioni, Gemmell è quanto di più distante dagli archetipi fantasy possa esistere: nei suoi libri non vi sono mai cavalieri impavidi o tutti gli altri elementi ricorrenti ai quali siamo abituati.

Assassini prezzolati, rudi contadini che non si rivelano essere discendenti di una qualche casata reale, generali assetati di potere e guerrieri bramosi di gloria, o ancora ex-eroi decaduti che cercano disperatamente di rievocare i giorni d’oro ormai passati… Questi sono i personaggi (i buoni in questo caso) con cui abbiamo a che fare.

A voler trovare un difetto nell’operato di Gemmell, bisogna dire che l’autore s’ispira soprattutto alla Storia per inventare le sue realtà alternative e la Storia non ha una grande fantasia… (ricorrente è il tema dell’invasione).

La saga dei Drenai è ambientata in una vera e propria Terra alternativa, ma molte sono le similitudini con la nostra.
Non è difficile riconoscere nei bellicosi nomadi Nadir le armate di Gengis Khan; oppure nel decadente impero Drenai quello romano; o ancora nel regno di Gothir i numerosi stati medioevali europei.

Nel ciclo vengono narrate le vicende di un popolo – i Drenai – un tempo potente ed ora ridotto sulla difensiva, costantemente minacciato dai popoli confinanti, da mutanti, da demoni.
Il filo conduttore dei romanzi è il Culto della Fonte, culto che si basa sul principio che per assicurare l’esistenza della vita, è necessario garantire l’equilibrio tra Bene e Male…
non è quindi un caso che ogni qual volta le forze oscure del caos minacciano di trionfare sull’Impero Drenai, i Trenta, un’ordine di monaci-guerrieri, intervengono arrivando a sacrificarsi per il bene del loro popolo.

L’intero ciclo dei Drenai è (a oggi) composto da 11 libri:

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Titolo originale Waylander
Pagg. 310 – Editrice Nord – Collana: Narrativa Nord
Anno: 1998 – ISBN 88-429-1024-4
Prezzo: Euro 13.43
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Niallad, sovrano dei Drenai e figlio del leggendario Re Guerriero Orien, dopo avere incoscientemente disarmato il suo regno, viene assassinato da un sicario professionista.
Approfittando della confusione, un’orda di spietati guerrieri, i segugi del Caos, guidati occultamente da una diabolica Fratellanza, invade le terre dei Drenai, seminando ovunque terrore e morte in
un bagno di sangue che non ha precedenti.
La sola speranza dei pochi guerrieri Drenai che ancora si oppongono agli invasori è che venga ritrovata la mitica Armatura di Bronzo che Orien usava in battaglia e che è scomparsa.
Accompagnato dal giovane sacerdote Dardalion, Waylander, un mercenario in fuga dalla Fratellanza, s’inoltra nelle terre dei feroci nomadi Nadir per recuperare la leggendaria armatura, ma la sua missione
è appesa ad un filo… anche perchè Waylander è il sicario che ha ucciso Re Niallad!

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Titolo originale Waylander II: in the realm of the wolf
Pagg. 319 – Editrice Nord – Collana: Narrativa Nord
Anno: 1998 – ISBN 88-429-1006-6
Prezzo: Euro 13.43
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Possono esistere pace e serenità, silenzio e solitudine, nel regno dei Drenai, sempre squassato da guerre, da faide, da scorrerie sanguinose? Dakeyras, il boscaiolo sembra pensare di sì. Insieme a sua figlia,
la bella Miriel, conduce un’esistenza serena e solitaria fra le montagne di Skeln, lontano dall’eco degli eserciti, dal rombo dei cavalli, dal cozzare delle battaglie, dai temerari sogni di grandezza e di
gloria di sovrani e generali. Una vita a contatto con la natura, fra i picchi innevati e le foreste maestose, scandita solo dai rumori del sottobosco e dal canto degli uccelli. Ma la vita di Dakeyras e di sua
figlia è in pericolo. Qualcuno ha offerto una ricca ricompensa in oro per la sua vita e tre dei più spietati e sanguinari guerrieri del paese sono già sulle sue tracce, decisi a versare il suo sangue. Morak,
il formidabile spadaccino che gode del dolore altrui e ama la tortura, è deciso a togliergli la vita. E con lui ci sono Belash, un guerriero Nadir divorato da sogni di vendetta e Senta, il gladiatore, che
nessuno è mai stato capace di sconfiggere. Sono certi di non avere mai guadagnato denaro con tanta facilità. Ma si sbagliano. Non solo perchè Miriel è una donna formidabile, imbattibile con l’arco, temibile con
la spada, conoscitrice palmo a palmo dei boschi, ma soprattutto perchè il suo maestro è stato uno degli uomini più pericolosi del regno, un assassino insidioso e terribile, un’autentica macchina per uccidere:
Waylander. E adesso si fa chiamare Dakeyras il boscaiolo!
Con la maestria di sempre, la penna di David Gemmell aggiunge un nuovo entusiasmante capitolo alla ormai immortale Saga dei Drenai.

LA LEGGENDA DI DRUSS

Titolo originale Druss the Legend
Pagg. 319 – Editrice Nord – Collana: Narrativa Nord
Anno: 1999 – ISBN 88-429-1082-1
Prezzo: Euro 13.43
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Tempi terribili incombono sul mondo dei Drenai. L’impero di Ventria ‚ minacciato da una guerra sanguinaria e il trono stesso di Gorben ‚ in pericolo. L’imperatore, come estrema risorsa, ha deciso di affidare le
sorti del suo reame al potere di una spada incantata dagli immensi poteri, ma l’animo di un uomo, sia pure un sovrano, saprà resistere alla forza di un simile sortilegio?
Nella terra di Vagrian bande di scorridori terrorizzano e saccheggiano pacifici villaggi e un giorno la loro furia si abbatte su quello in cui vive Rowena, un affascinante donna dagli occulti talenti, che viene
rapita insieme alle altre donne giovani del villaggio. Ma Rowena è la donna di Druss, un guerriero possente e feroce, collerico e audace fino alla follia, che si mette immediatamente sulle tracce dell’amata.
Comincia così uno straordinario viaggio avventuroso attraverso le terre dei Drenai, che vede cavalcare a fianco di Druss l’affascinante Sieben, poeta e saggio, beniamino di tutte le donne. In un crescendo
avventuroso che ha i sapori e i toni dell’autentica saga epica, i nostri eroi avanzano al galoppo verso uno straordinario finale!
Con tutta la potenza della sua fantasia, David Gemmel ci riconduce finalmente lungo le vie della terra dei Drenai, regalandoci un nuovo capitolo del suo ciclo più famoso!

L’IMPETO DEI DRENAI

Titolo originale The legend of Deathwalker
Pagg. 384 – Fanucci – Collana: Il libro d’oro
Anno: 1999 – ISBN 88-347-0663-3
Prezzo: Euro 12.91
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Insieme alla rappresentativa sportiva del Drenai, Druss, in veste di pugile, si reca nel Gothir per partecipare ai Giochi dell’Amicizia. Duranti tali giochi conosce il campione di pugilato del Gothir, Klay, e malgrado
si debbano affrontare nella finale diventano immediatamente amici. Purtroppo, durante una rissa Klay subisce una grave ferita e Druss decide di recarsi nel santuario di Oshikai – Flagello del Demone, il grande guerriero Nadir, che questi ultimi ritengono il loro unico eroe nazionale, al fine di ritrovare gli Occhi di Alchazzar, due gioielli magici in grado di curare qualsiasi tipo di malattia o ferita. Ma altre forze hanno intenzione di procurarsi quei gioielli. Il ministro Garen-Tsen, consigliere del Dio-re, il pazzo monarca che regna sul Gothir, se ne vuole impossessare al fine di sfruttarne il potere per i suoi scopi. Per questo motivo manda Lord Gargan, con duemila soldati della Guardia Imperiale, nel territorio Nadir, per distruggere e saccheggiare il santuario. Druss, la Leggenda, dovrà schierarsi insieme al manipolo di coraggiosi Nadir per cercare di non far cadere i gioielli in mano al Gothir. Ad aiutarlo in questa impresa c’è Talismano, un giovane addestrato nell’arte della guerra dai Gothir. Ma oltre ad essere un abile stratega, Talismano è anche colui che dovrà trovare l’Unificatore: il Nadir dagli occhi viola che, come Oshikai – Flagello del demone, dovrà riunire tutte le tribù Nadir.

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Titolo originale Legend
Pagg. 369 – Editrice Nord – Collana: Fantacollana

Anno 1989 – ISBN 88-429-0528-3
Prezzo : € 15.49
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Ulric, l’invincibile guerriero Nadir, non poteva sopportare che le sue orde fossero bloccate nelle proprie terre. Egli voleva guidarle nel fertile paese dei Drenai a raccogliere gloria e bottino, con il ferro e con il fuoco.
Ma per ottenere questo obiettivo Ulric doveva prima superare le mura di Dros Delnoch, la fortezza più potente del mondo, che sbarrava come un’immota sentinella di pietra l’accesso all’impero Drenai. Così i Nadir cinsero d’assedio i bastioni di Dros Delnoch dai quali li sfidava il Conte di Bronzo, il celebre eroe dei Drenai. Era l’inizio di uno scontro sanguinoso e possente, di un’epopea che sarebbe diventata leggenda, cantata dai bardi e ricordata dagli storici.
Con un tuffo nel passato mitico, emerge una meravigliosa saga di magia e di eroismo sullo sfondo di un favoloso impero.

LE SPADE DEI DRENAI

Titolo originale The king beyond the gate
Pagg. 341 – Editrice Nord – Collana: Narrativa Nord
Anno: 1997 – ISBN 88-429-0954-8
Prezzo: Euro 13.43
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Un imperatore folle e sanguinano governa sul popolo dei Drenai, servendosi di creature mutanti, metà uomo e metà bestia e dei Templari Neri, una perfida èlite dotata di straordinari poteri magici.
Ma un uomo, un eroe del passato, osa ergersi solo contro le forze del male. In nome di un’antica tradizione, la battaglia fra le grandi forze dell’ordine e del caos si riaccende e su tutto scintilla la spada di Tenaka khan, il principe mezzosangue.

Una composita e meravigliosa saga di magia ed eroismo sullo sfondo di un impero fantastico.

L’ULTIMO EROE DEI DRENAI

Titolo originale Quest for the lost heroes
Pagg. 300 – Editrice Nord – Collana: Narrativa Nord
Anno: 1999 – ISBN 88-429-1098-8
Prezzo: Euro 13.43
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Dopo secoli di eroica resistenza anche i Drenai hanno dovuto arrendersi davanti alla devastante potenza militare delle orde Nadir e ora il loro paese langue sotto il tallone del nuovo e spietato Khan, Jungir, succeduto al leggendario Tenaka,
che lui stesso ha avvelenato a tradimento. Tuttavia, nell’estremo nord, il piccolo regno di Gothir non è ancora caduto sotto lo scettro di Jungir, grazie all’eroica resistenza che un pugno di uomini ha opposto anni prima all’armata dei Nadir,
bloccandone l’avanzata al passo di BeI-Azar.
Ora i leggendari protagonisti di quell’epica battaglia si sono uniti di nuovo, per accompagnare Kiall, un giovane contadino romantico e idealista, in un’impresa ai limiti della follia: ritrovare una ragazza rapita dagli schiavisti, nell’immensità delle steppe Nadir. Ma molte sorprese li attendono lungo la via, e la loro spedizione diventerà presto cruciale per il destino di tutti i popoli del continente e dei Drenai in particolare, perchè uno degli eroi di BeI-Azar, lo spadaccino Chareos, è in realtà l’ultimo discendente del Conte di Bronzo!

GUERRIERI D’INVERNO

Titolo originale Winter warriors
Pagg. 320 – Fanucci – Collana: Il libro d’oro
Anno: 1998 – ISBN 88-347-0628-5
Prezzo: Euro 12.91
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Eoni fa i demoni avevano un corpo e seminavano il terrore tra gli uomini.
Tre re e un mago, chiamato Emsharas, unirono le loro forze per combatterli e riuscirono a confinarli, grazie al Grande Incantesimo, in un’altra dimensione. Ora Anhtart, il Signore dei Demoni, è tornato tra gli umani sotto mentite spoglie.
La sua intenzione è quella di far tornare il suo popolo sulla Terra, e per fare ciò deve sacrificare i tre re. Il demone riesce a uccidere l’imperatore di Ventria,e Skanda, il re dei Drenai. Non gli rimane che portare sull’altare sacrificale il figlio di Skanda che presto nascerà dalla moglie, la regina Axiana. Ma tre vecchi militari Drenai in congedo si opporranno ai suoi piani e decideranno di difendere la sovrana. Sono lo spadaccino e giocoliere di colore Nogusta, il malinconico e raffinato arciere di nome Kebra e il rude e leale lottatore Bison. Un nuovo romanzo del ciclo dei Drenai, che può anche essere letto da solo.

L’EROE NELL’OMBRA

Titolo originale Hero in the Shadows
Pagg. 350 – Fanucci – Collana: Il libro d’oro
Anno: 2002 – ISBN 8834708695
Prezzo: Euro 17.50
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Le rovine di Kuan Hador racchiudono un oscuro mistero. Evitate da mercanti e predoni, offrono dimora a leggende che raggelano il sangue… racconti di un’epoca scomparsa da migliaia di anni. Ma nel cuore di ogni leggenda c’è una scintilla di verità, e la verità può uccidere. Un potere maligno è emerso dalla nebbia e ora cammina per le terre dei Drenai, fomentando la rivalità fra i signorotti locali e sfruttando le debolezze degli uomini, per favorire il ritorno del suo esercito di mostri. Un male dall’apparenza attraente, ancora più ingannevole di quanto possa sembrare…
Un gruppo di improbabili eroi può opporsi all’empia alleanza: Kisumu, lo spadaccino rajnee; Yu Yu Liang, il modesto brigante che sogna la gloria; Keeva, guerriera suo malgrado; Ustarte, la sacedotessa chiatze dal doloroso segreto. Li guida con riluttanza il misterioso Grigio, una figura enigmatica, odiata e invidiata per la sua favolosa ricchezza. Un uomo dal passato intriso di sangue, sicario per soldi e per principio, tormentato dalla propria coscienza e dal rimpianto perenne per una felicità perduta, animato dal desiderio – al di là di ogni logica – di riuscire un giorno a rimettere le cose a posto. Un uomo noto in tutte le terre dei Drenai come Waylander l’Assassino.
Con L’eroe nell’ombra, David Gemmell scava nel passato dei Drenai, raccontando le drammatiche e commoventi vicende avvenute un secolo prima delle vicende di Druss in Guerrieri d’inverno. Un’altra storia di guerra e magia, paesaggi straordinari e trame intricate, e soprattutto di personaggi in cui vibrano le complessità e i conflitti di autentici esseri umani.

SWORDS OF NIGHT AND DAY

(Le spade della Notte e del Giorno)
Non ancora pubblicato (previsto per il 30 Marzo 2004)
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Anche dopo la sua morte, il nome di Skilgannon il Dannato sopravvive. Ed ora che un antico demone semina il terrore nella terra dei Drenai, egli fa ritorno.
Mille anni dopo la loro morte in battaglia, i due eroi – Druss e Skilgannon – sono venerati ovunque nelle terre dei Drenai sconvolte dalla guerra, dove uomini e donne vivono schiacciati dal terrore dei Joinings, abominevoli esseri metà uomo e metà bestia, e della loro signora la strega oscura nota come l’Eterna.
Nessuno può difendersi da questi esseri senza pietà. Ma cosa accadrebbe se lo spirito di un eroe potesse essere richiamato dal nulla? Le sue ossa di nuovo racchiuse dalla carne? Una antica profezia ha predetto che Skilgannon sarebbe tornato nel tempo più buio per il suo popolo.
Per molti questa è una sciocca speranza, ma non per Landis Kan. Per anni Kan è stato alla ricerca della tomba di Skilgannon il Dannato… E alla fine è riuscito a trovarla, ha raccolto le ossa e ha compiuto il mistico rituale.
Ma l’eroe richiamato alla vita è un enigma; un giovane uomo le cui arti di guerriero sono intorpidite e i cui ricordi sono frammentari. Questo Skilgannon è un uomo fuori dal tempo, intrappolato in un mondo strano per lui come un sogno, lontano da tutto quello che ha conosciuto e amato. O quasi da tutto. Prima di riportare in vita Skilgannon, Landis Kan ha compiuto degli esperimenti con altre ossa trovate nella tomba dell’eroe. Quel rituale ha generato un rude gigante dalla forza straordinaria ma senza alcuna memoria. Per Kan, il gigante è un pericoloso fallimento. Per Skilgannon, rappresenta la loro ultima speranza.

Così mentre il male senza tempo dell’Eterna minaccia di soffocare nel sangue le terre dei Drenai, due leggendari eroi risorgono.

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(Il lupo bianco)
Non ancora pubblicato in italia ma disponibile in lingua originale
DALLA QUARTA DI COPERTINA:
Skilgannon il Dannato è scomparso dale pagine della storia. Dopo lo straordinario trionfo a Perapolis, il Generale ha preso con se le leggendarie Spade della Notte e del Giorno e si è allontanato a cavallo dalle terre di Naashan. Nessuno sa dove sia andato, e gli assassini mandati dalla Strega-Regina non sono riusciti a trovare tracce del suo passaggio.
Tre anni dopo, mentre una massa di criminali si raccoglie all’esterno di un lontano monastero, vengono affrontati da un prete solo e disarmato. In pochi terrificanti secondi il loro mondo cambia per sempre, e la notizia si diffonde attraverso le terre dell’Est.
Skilgannon è tornato.
Ora deve viaggiare attraverso un pericoloso reame infestato da demoni, alla ricerca di un tempio misterioso e della dea senza età che lo governa.
Con assassini sulla sua scia e un armata di pericolosi nemici di fronte, il Dannato inizia un viaggio per condurre la morte alla vita.
L’uomo accanto a lui è Druss la Leggenda.

In un mondo lacerato dalla guerra, Il Lupo Bianco è una affascinante storia di amore, seduzione e tradimento, che esamina la natura dell’eroismo e dell’amicizia e la stretta linea che separa il bene dal male, la dannazione dalla redenzione.

Dark Angel

Ho appena visto il pilot ed i due episodi successivi.

Tutto comincia in una fredda notte d’inverno del 2009: un gruppo di ragazzini, che ad occhio e croce avranno una decina d’anni, sta scappando da un centro di ricerca; sono inseguiti dai militari, … molti non ce la faranno.
Dieci anni dopo troviamo MAX, la nostra bella protagonista, sul tetto di una gigantesca struttura che sembra una torre, mentre ricorda quella notte e si domanda se qualcun altro oltre a lei ce l’abbia fatta…

Max è il risultato di un esperimento genetico volto a creare la perfetta macchina da guerra; fino alla notte in cui è riuscita a scappare non aveva neppure immaginato l’esistenza di un mondo al di fuori della base di Manticore…
Il mondo creato da Cameron e da Eglee è una versione rivista e corretta di un classico della fantascienza: il mondo post-olocausto.
Solo che, prima di Dark Angel, l’olocausto era rappresentato dall’atomica, mentre in questo caso è l’EMP: l’impulso elettromagnetico. Dei terroristi hanno fatto esplodere un ordigno nella ionosfera, l’onda elettromagnetica generata ha mandato tutti i computer (e tutto il resto dell’elettronica) a farsi friggere…

Nel 2019 (uhmm, questa data l’ho già sentita…) gli U.S.A. sono, quindi, una nazione del terzo mondo dove, all’improvviso, tutti si sono ritrovati poveri e devono combattere ogni giorno per sopravvivere…
La gente vive per strada, arrangiandosi alla meglio, le forze dell’ordine sono marce fino all’osso: Max e gli inquilini del palazzo diroccato in cui vive pagano Walter, un poliziotto, per fargli chiudere un occhio ogni settimana durante l’ispezione in cerca di “abusivi”…

E proprio in questa situazione cominciamo a fare conoscenza ravvicinata con il lato cinico e disincantato della serie. Quando Kendra chiede a Max perché, ogni volta che Walter viene a prendersi i soldi, lei lo tratti come un vecchio amico offrendogli del caffè, Max le risponde:”…credevo che gli facesse piacere un caffè corretto allo sputo. Schh…”

Max, inoltre, ha assoluto bisogno di tryptophan, un integratore alimentare con il quale sopperisce alla carenza di serotonina poiché’ il suo cervello, a causa di un difetto di programmazione, non la produce.

Questa carenza la rende vittima di attacchi epilettici che potrebbero portarla al coma e poi alla morte. Ma in un’America ridotta alla povertà anche procurarsi un banale integratore alimentare può essere difficile e, soprattutto, costoso!
Fortunatamente le sue doti super-umane le premettono di portare a termine rapine che farebbero invidia ad Arsenio Lupin. (“Una ragazza deve pure darsi da fare per poter vivere!”)
C’è una frase di Max che, secondo me, racchiude tutto lo spirito della serie: “La cosa che non capisco è perché la chiamano depressione, voglio dire sono tutti al verde, ma sinceramente non mi sembrano depressi”.

Devo dire che da Cameron mi aspettavo piu’ riprese notturne (non che manchino, pero’); comunque la serie ha, tutto sommato, buone premesse. Se da una parte c’è il dejà vu del militare cattivo che non si dà pace per essersi lasciato scappare Max dieci anni prima, dall’altra c’è un intero mondo con (nuovi) usi e costumi. L’attenzione per i particolari di ciò che resta sullo sfondo (un mito la SMART usata come macchina della polizia!) è notevole.
Molte volte sembra quasi di girare per le strade di Los Angeles invece che per quelle di Seattle (l’anno è lo stesso…).
La storia dei protagonisti forse la conosciamo già, ma questo è un mondo tutto nuovo da scoprire.

Dark Angel andrà in onda ogni martedì sera (alle 23:15).
Speriamo che trasmettano entrambe le stagioni (40 episodi più il pilot).

La vera storia di Elektra

LA NASCITA

ElektraElektra, personaggio dei fumetti Marvel, nasce per mano di Frank Miller sulle pagine di Daredevil n. 168.
La storia che la introduce è palesemente ispirata a un episodio di Spirit, il celebre “Detective creduto morto” di Will Eisner.

Elektra nasce come punto d’unione (o via di mezzo) tra Daredevil, ossessionato dalla lotta contro il crimine e dal suo amore sviscerato per la legalità e la giustizia e la sua nemesi: Bullseye, ossessionato al pari di Devil da odio e disprezzo…

Avvolta in un sensualissimo costume, rosso come quello di Devil, la bella mercenaria diventa subito il punto focale in cui bene e male si fondono fino a non potersi più distinguere.

Elektra infrangerà tutte le costruzioni morali di cui è solitamente puntellato il fumetto americano.

Nel film Daredevil, l’incontro tra Matt Murdock ed Elektra è “aggiornato” ma, per fortuna, non stravolto.

Nel fumetto Elektra Natchios, figlia di un ambasciatore greco, entra improvvisamente nella vita di Matt Murdock. Non potendola vedere, il futuro Daredevil si innamora del suo odore e della sua voce “soffice come il velluto”.
Per far colpo il giovane Matt, le mostra le sue abilità ancora in erba, ma già sorprendenti…
La loro intensa storia d’amore dura meno di un anno è tragicamente interrotta quando un gruppo di terroristi prende in ostaggio padre e figlia.  In quella che è stata forse la prova generale delle rispettive future carriere, Matt ed Elektra danno facilmente scacco ai terroristi senza però riuscire a impedire che la stessa polizia, in un tragico errore, uccida il padre della ragazza…

Elektra diventa quindi un pezzo di ghiaccio; le rimane soltanto un’angoscia profonda e un desiderio di vendetta contro una società e un sistema legale in cui ormai ha perso ogni convinzione. Gira le spalle al mondo occidentale e cerca rifugio nelle arti marziali (passione che aveva fin da bambina).

Alla ricerca di una spiritualità che si sgretola progressivamente, chiede quindi di essere ammessa nell’ordine Ninja del maestro Stick. Quello stesso Stick, che aveva educato il giovane Devil a trovare in se stesso la forza per dominare i suoi sensi superumani e a usare correttamente quel “senso radar”, il vero e proprio superpotere di Devil.
L’ordine dei Ninja Bianchi esige, però una purezza di emozioni che Elektra non possiede e per questo sarà lo stesso maestro da cui ormai lei è dipendente a scacciarla.
Questo rappresenta un nuovo terribile colpo al suo fragile equilibrio. Desiderosa di essere accettata dall’ordine da cui è stata scacciata, Elektra vuole provare di esserne degna infliggendo un colpo ai Ninja Neri della “Mano” (una delle organizzazioni criminali più importanti dell’universo Marvel).

Nel film Daredevil, invece, i due s’incontrano da adulti, l’approccio di Matt “per far colpo” non cambia. La storia tra loro fa in tempo solo a partire, i loro cuori ad infiammarsi, quando accade la tragedia: Bullseye uccide il padre di Elektra.

Per una serie di circostanze Elektra crede, però, che sia Devil l’assassino e vuole vendicarsi, solo per scoprire troppo tardi che l’uomo senza paura altri non è che il suo amato Matt e che l’assassino è Bullseye….

Star Wars: La Vendetta dei Sith – Theatrical Trailer

La Saga si conlclude!
Giovedì notte gli iscritti a Hyperspace e ad America On Line hanno potuto godersi il theatrical trailer di Episodio III.Venerdì i fan americani hanno potuto vederlo al cinema prima di “Robots”.Ora il trailer è disponibile per tutti su http://www.starwars.com.A differenza del Teaser, il Trailer non inizia con la scritta: “tanto tempo fa in una galassia lontana, lontana…
Star Wars la prima cosa che vediamo è uno shuttle classe Theta (precursore di quello classe Lambda), scortato da alcuni caccia, mentre
si dirige su Coruscant.E’ il tramonto, all’interno delle stanza di Palpatine troviamo il Cancelliere e Anakin:

“Il Lato Ocuro della Forza è la via per apprendere
molte abilità che molti considerano… innaturali.”

“È possibile apprendere questi poteri?”

“Non da un Jedi.”

Star WarsCambio di scenna, siamo nel Tempio Jedi: Obi-Wan parla Anakin: “Il Consiglio vuole che tu riferisca di tutti gli affari del Cancelliere.”Questo è tradimento!“Siamo in guerra, Anakin.”
Star Wars Scene di battaglia…All’interno di una nave, i Clonetrooper si affrettano ai cannoni ionici, la nave repubblicana riceve un colpo ben piazzato.
Star WarsMentre Anakin siede nel palco privato di Palpatine al Teatro dell’Opera (in scena ballerine Mon Calamari che fluttuano in un ambiente a
gravità zero rinchiuse in enormi bolle d’acqua ), parte la voce fuori campo di Mace Windu: “…molto pericoloso metterli insieme…”Palpatine, nel suo ufficio dà una “amichevole” pacca sulla spalla del giovane Jedi.Nuovo cambio di scena, Mace Windu, sembra proseguire il discorso di prima rivolgendosi a Obi-Wan: “Non credo che il ragazzo ce la possa fare.
Non mi fido di lui.”
Siamo nuovamente nell’ufficio di Palpatine, il consigliere si rivolge ad Anakin: “Ho bisogno del tuo aiuto figliolo,
ho disposto affinché tu sia il mio rappresentante personale nel Consiglio Jedi.”
Sala del Consiglio, Anakin in piedi al centro, Mace Windu: “Tu sei nel Consiglio, ma non ti conferiamo il grado di Maestro.”

La sorpresa e l’icredulità si dipingono sul volto di Anakin: “Cosa?”

Siamo nella camera di Padmé, Anakin sdegnato: “Obi-Wan e il Consiglio non si fidano di me.”
Scene di battaglia spaziale, segue un primo piano di Anakin, fuori campo la voce di Palpatine:
“Impara a conoscere il Lato Oscuro della Forza…”

Primo piano sul futuro Imperatore
“…e acquisirai poteri più grandi di qualsiasi Jedi.”
Star WarsSegue poi un frammento del duello tra Ankain e il conte Dooku, con Palpatine seduto sul suo “trono” che guarda compiaciuto (è praticamente il
remake del duello tra Vader e Luke ne Il Ritorno dello Jedi).Mace Windu assieme ad altri cavalieri Jedi entra nell’ufficio di Palpatine:“Lei è in arresto, Cancelliere.”“Mi state sfidando, Maestro Jedi?”Un primo piano ci mostra la Spada Laser di Sidious che scivola dala manica direttamente in mano!

Il duello inizia…
A questo punto le sequenza vengono scandite una ad una da un tamburo, quasi a simulare il battito di un cuore…

Obi-Wan in un hangar circondato da un infinità di droidi e da Grievous con le sue gaurdie.Un’astronave precipita avvolta dal fumo.Bail Organa urla riparandosi dietro a uno speeder, mentre è sotto il tiro di folgoratori blu (repubblicani…).
Star WarsAnakin appeso a un pozzo (anche in questo caso abbiamo il remake di una scena già vista, quella di Luke ne “L’impero Colpisce Ancora”.
Grevious e Obi Wan che se le danno di santa ragione (o meglio Obi Wan che evita i pugni d’acciaio di Grevious).Due Wookie che slatano giù da un carro della Tecnounione dopo aver piazzato una bomba.
Star WarsUna pausa, poi dal tempio Jedi si leva uan colonna di fumo (un richiamo alle Torri Gemelle?), la voce di Sidious fuori campo: “Ogni singolo Jedi è ora un nemico della Repubblica…”Una corvetta Corelliana (la Tantive IV?) si dirige su Coruscant, nuovametne la voce di Sidious: “Fa ciò che deve essere fatto!”Anakin, con lo sguardo torvo e il cappuccio in testa si dirige scortato da una truppa di Cloni nel Tempio Jedi.“Non esitare.”

Il maestro Aayla Secura, al comando di un manipolo di Cloni… Sidious, fuori campo: “Non avere pietà.”

Il maestro Ki-Adi-Mundi, si gira verso i suoi Cloni… che gli puntano le armi addosso!

A questo punto la sequanza diventa un po’ confusa…Ci sono due livelli:

Nel primo assistiamo al massacro dei Leader Separazionisti da parte di Anakin, nel secondo troviamo Obi Wan e Yoda nella sala del consiglio dei Jedi attoniti di fronte a un altro massacro:
“Chi può aver fatto questo?” chiede Obi Wan.“Servo del Lato Oscuro il giovane Skywalker divenuto è.”è la risposta che riceve da Yoda.
Ricomincia una sequenza molto veloce…Star WarsPadme in lacrime, Anakin e Obi Wan che duellano, caccia in volo nel mezzo di una battaglia tra incorciatori…
un paio di Wookie che assaltano un carro armato (praticamente la sequenza precedente a quella sempre con i due wookie)…di nuovo Anakin e Obi Wan che combattono uno contro l’altro…
Sidious contro Yoda (!)scene di battaglia tanto per terra quanto nello spazio…Poi, di nuovo Anakin e Obi Wan, ormai alla resa dei conti, con il maestro che grida all’allievo:

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nel frattempo il duello tra Sidious e Yoda, continua nella sala (ormai vuota…) del senato..
Poi velocemente una dopo l’altra:scene di guerra su Kashyyyk (il pianeta dei Wookie)…Anakin e Obi Wan spada contro spada con eruzioni di lava tutt’intorno a loro…
Star Wars
Yoda, Mace Windu, la battaglia nell’orbita di Coruscant…una nave che precipita squarcita in due…di nuovo maestro contro allievo (novelli tarzan)…un esplosione di magma…e infine…

Il logo di Epidsodio III.

Ma il trailer non è finito, un ultima brevissima sequenza ci sorprende:

sul ponte di una nave (uno Star Destroyer?) Darth Vader incrocia le braccia in piedi al fianco di Sidious.

Il temibile respiro chiude, definitivamente, il trailer.

La saga è completa il 19 maggio.

Wow, bisogna vederlo almeno due o tre volte prima di digerirlo. E’ chiaro che alcune sequenze non sono montate in ordine cronologico ma sottostanno alle “necessità emotive” del trailer…

Sicuramente il Teaser era stato più d’impatto, creava più atmosfera e lasciava spazio all’immaginazione.
Stavolta invece, Lucas ci ha fatto vedere di più il film (e che film!).

Maggio è ormai dietro l’angolo…